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I LITIGI FAMILIARI SI COMBATTONO AI FORNELLI

it@withub.it by it@withub.it
7 Luglio 2017
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Lui che si lamenta che la pasta è troppo cotta e mai buona come quella ‘della mamma’, i figli che hanno da ridire sul sugo troppo saporito, lei che obietta sulla frittata preparata dal marito: per oltre sette esperti su dieci (72%), la principale causa dei conflitti familiari sta in ciò che viene portato a tavola. Lamentele che generano litigi e malumori ad ogni pasto, con dei picchi maggiori quando si ospitano amici o parenti in occasioni speciali, come le festività o compleanni. Ad essere maggiormente prese di mira sono le donne (68%), ‘vittime’ di richieste impossibili da esaudire. Le principali lamentele riguardano soprattutto la scelta del menù (56%), la cottura degli alimenti (48%) e la scelta dei condimenti (36%), come la preparazione di sughi o anche solo quanto olio e aceto versare. Tutto ciò emerge da uno studio di Polli Cooking Lab condotto su oltre 50 esperti tra psicologi, sociologi, avvocati matrimonialisti, mediatori familiari, architetti, chef, cromo e aromaterapeuti, che hanno indagato e individuato come affrontare in maniera armonica i possibili conflitti familiari in cucina, sviluppando l’armonia di coppia e la socialità all’interno delle mura domestiche.

POSITIVITA’ TRA I FORNELLI – Secondo gli esperti, la preparazione dei piatti insieme può rappresentare un ottimo mezzo per poter portare positività in famiglia: per otto su 10 addirittura può persino aiutare a combattere lo stress (83%). Insomma, piatti e fornelli possono diventare un momento di gioia e di benessere (64%) e la cucina di casa può diventare come una palestra o, meglio, una SPA (51%), in cui riunire la famiglia e rilassarsi, lasciandosi alle spalle le ansie e le tensioni lavorative. Poiché gli italiani cucinano sempre meno, come conferma il 56% degli esperti, la scelta di tornare a preparare i piatti può diventare il momento ideale sia per ricongiungere la famiglia al completo (49%), ma soprattutto per far sì che la preparazione offra a tutto il nucleo familiare l’occasione perfetta per unire l’utile al dilettevole. Come afferma il 69% degli esperti infatti, cucinare e preparare i vari ingredienti rilassa e distende i nervi, oltre ad avere dei veri e propri effetti benefici, sia fisici che mentali, secondo quanto sostiene il 63 % degli intervistati. Tutto questo grazie a quella che viene definita ‘Share Cooking Therapy’, ovvero la terapia che vede al centro il benessere generato dalla preparazione dei piatti insieme ai componenti della propria famiglia o al proprio partner.

CUCINA COME PUNTO DI INCONTRO – Gli effetti? Aiuta la famiglia a riunirsi e trovare armonia e gioia insieme (54%): dalla scelta del menù alla preparazione della tavola, si deve trasformare in un’atmosfera multisensoriale, dove oltre al gusto e alla qualità (48%), si fondono elementi come la musica (42%), il design e l’arredamento (39%), le luci (33%), i colori (41%) e i profumi (27%). Ma soprattutto un’atmosfera in cui ci sia di nuovo il piacere di stare insieme (79%) e di condividere la preparazione dei piatti. La cucina quindi diventa il punto d’incontro (come evidenzia il 62%), non di “isolamento”. Naturalmente la base, perché il tutto non si trasformi in un caos e faccia lievitare l’ansia invece di attenuarla, è che a ciascuno devono essere assegnati il proprio compito e il proprio ruolo (54%). Il tutto senza dimenticare che la preparazione deve diventare un gioco creativo che appaga e unisce, in cui guardare a tutto ciò che tramanda la tradizione, ma allo stesso tempo interpretare tutto ciò che è tendenza e tecnologia, così che non si tratti mai di una cosa ripetitiva (fondamentale per il 36%).

PARLA LA PSICOLOGA – “Condividere la preparazione dei pasti – afferma la psicologa Paola Vinciguerra – rappresenta un momento di aggregazione e scambio molto importante, considerato il poco tempo che riusciamo a ritagliarci all’interno della coppia e della famiglia in generale. Nel proporre il condimento o il punto di cottura della pasta potremmo stabilire complicità e supporto e potrebbe essere una buona idea anche coinvolgere i figli che si sentirebbero responsabilizzati e partecipi nelle scelte e nell’organizzazione. Tutti questi sono elementi fondamentali per sentirsi ‘insieme’, parte di una coppia o di una famiglia. Le donne si troverebbero sollevate da un ruolo di accudimento che a volte percepiscono come troppo gravoso e non considerato. Questo tipo di soluzione potrebbe essere utile per tranquillizzare quelle tensioni e nervosismi che ci portiamo a casa impedendoci di scaricarle in famiglia. D’altro canto è opportuno tenere in considerazione che per evitare conflitti, ci sia rispetto degli spazi altrui”. (PO / red – 7 lug)

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