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Voucher e accoglienza
la sinistra velleitaria

it@withub.it by it@withub.it
20 Luglio 2017
in Opinioni, Opinioni HP
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L’ondata migratoria che stiamo subendo dai paesi dell’Africa travolge non solo le nostre strutture di accoglienza ma anche la politica di positiva accoglienza della sinistra (politica) italiana. E con essa anche il tentativo di introduzione di un diritto di cittadinanza per coloro che sono nati su suolo italiano o sono arrivati nel bel paese in tenera età avendo però genitori (legali) extracomunitari. La legge sul cosiddetto ius soli è stata ritirata dal Governo Gentiloni che temeva imboscata e crisi ad opera di fuoco non identificato. Non si trattava di una cattiva legge, ma in questo momento sarebbe una sicura trappola per il Governo perché sono troppo forti le preoccupazioni per flussi migratori che l’Italia è costretta a sobbarcarsi da sola senza alcuna soluzione continentale in vista. Una parte della sinistra però, quella più pura e testarda vorrebbe insistere sullo ius soli senza ad esempio neppure curarsi dei numerosi sindaci PD che rifiutano l’accoglienza nei loro territori. Questa sinistra è purtroppo la stessa che ha voluto cancellare i voucher vecchia maniera e che vorrebbe eliminare il jobs act. Tutti temi che dimostrano quanto la sinistra (quella pura e quella che vuole sembrarlo) abbia un’idea di governo astratta, velleitaria e priva di capacità di incidere sui problemi.

Perché i voucher e i migranti? I vecchi voucher erano uno strumento abbastanza semplice per il pagamento legale di prestazioni di lavoro non continuative che includeva una assicurazione infortunistica, una contribuzione previdenziale e tracciava datore di lavoro e dipendente dal punto di vista fiscale. Il nuovo sistema è affine al precedente ma introduce diverse complicazioni. Ne restringe ulteriormente l’utilizzo in termini quantitativi e per i soggetti che possono accedervi. La sinistra più radicale e la Cgil hanno fatto una battaglia dura contro i vecchi voucher e ora tuonano contro la nuova versione. Ritengono che i voucher siano una forma di legalizzazione del piccolo lavoro precario. Il che è in parte vero. La domanda però da porsi è se il lavoro precario sia eliminabile con regole più severe e soprattutto più complicate. La risposta è no, perché il lavoro precario non lo crea il voucher. C’è ad esempio una mole di lavoro occasionale a torto definito precario perché invece è frutto di scelta volontaria. Il precariato o l’impiego non continuativo ha tante origini: forza lavoro migrante che non cerca posizioni stabili, infinite tipologie di lavoro stagionale difficili da contrattualizzare in termini temporali, incarichi occasionali extra di pensionati, studenti, lavoratori dipendenti che vogliono arrotondare con impegni extra, persone temporaneamente non disposte ad accettare posizioni stabili perché queste non sono all’altezza delle aspettative. Ovviamente esistono altre categorie di lavoro precario per le quali i voucher potrebbero essere uno strumento non proprio ideale, ma le forme sopramenzionate senza voucher semplici come quelli che avevamo fino a qualche mese fa hanno spesso una sola alternativa: l’immersione nella totale illegalità, con danni enormi per il sistema previdenziale, per la sicurezza sul lavoro e la tracciabilità fiscale che il voucher permette. La sinistra e anche altre forze politiche devono rendersi conto che in Italia abbiamo una parte di popolazione di origine straniera che sta tra il 10 e il 15%, una parte pari a circa un terzo o forse più che è o anziana o scarsamente alfabetizzata sul piano delle nuove tecnologie e ancor meno delle regole fiscali cervellotiche. Regole che fanno impazzire perfino giovani brillanti commercialisti.

In queste condizioni sindacati e sinistra devono rendersi conto che gli strumenti fiscali e le regole sui mercati del lavoro devono essere semplici e accessibili a tutti indipendentemente dal colore e dalla quantità di rughe della pelle. I vecchi voucher avevano tenuto conto di questo. Quelli nuovi molto meno. Se non ci si rende conto di tutto ciò è meglio non predicare accoglienza se poi si rifiuta di adottare modalità e strumenti accessibili a tutti e che servono particolarmente per un primo inserimento di forza lavoro straniera.

(da mentepolitica.it)

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