Roma, 29 ago – “Pur con tutte le sfumature dei vari interlocutori egiziani, l’Egitto è un attore imprescindibile per la soluzione della crisi libica. Ho in programma di incontrare il ministro degli Esteri egiziano a metà settembre, nel corso di una riunione ristretta proprio sulla Libia che ha convocato Boris Johnson a Londra. In quella occasione ribadirò l’esigenza di unificare gli sforzi a sostegno delle Nazioni Unite e del loro inviato in Libia, Salamè”. Così al Messaggero il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, impegnato a fare da battistrada nel tentativo anche di escogitare un percorso comune con Al Sisi sulla Libia. “La Libia – spiega Alfano – è un unico Paese e un unico popolo. Noi, per esempio, abbiamo assistito feriti dell’ovest e dell’est del Paese e riattivato il servizio visti prima a’I’ripoli e poi nell’est. Riconosciamo, come tutta la comunità internazionale, il governo di accordo nazionale presieduto da Serraj. Ma siamo stati anche i primi a dire che Iiaftar, per il seguitoche riscuote in Libia, deve avere un ruolo nella soluzione della crisi. E ora indispensabile unificare gli sforzi per sostenere la mediazione dell’Onu e operare una “reductio ad unum” delle iniziative unilaterali. Da un lato noi facilitiamo il dialogo tra e con gli attori libici più influenti, incluse le comunità locali e le tribù; dall’altro, vogliamo mettere la Libia al riparo dalle crisi regionali, come quella che vede contrapposto il Qatar a Egitto e altri Paesi del Golfo”. Sarà però possibile colmare il vuoto creato dalle incomprensioni sulla barbara uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni? “Ferma restando la competenza dell’autorità giudiziaria per le indagini sul caso – risponde il ministro – sono convinto che l’invio dell’ambasciatore Cantini e l’intensificazione del dialogo con l’Egitto potranno rafforzare l’azione del governo a sostegno dell’attività investigativa. Ci muove un unico obiettivo: il raggiungimento della verità”.
(red)