Roma, 19 set – Un team di ricercatori coordinato da Salvatore Aglioti,
responsabile del Laboratorio di Neuroscienze sociali della Sapienza e della Fondazione Santa Lucia di Roma, insieme al Registro nazionale gemelli dell’Istituto superiore di sanità, ha esaminato la capacità dei gemelli monozigoti di distinguere il proprio volto da quello del gemello. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, si è aggiudicato l’Ig Nobel, il singolare riconoscimento che viene attribuito ogni anno alle ricerche più stravaganti. La cerimonia di premiazione si è svolta presso la Harvard University, a Cambridge. A ritirare il premio, in rappresentanza del gruppo di ricerca, Ilaria Bufalari e Matteo Martini. Il presupposto della ricerca è la capacità di riconoscersi allo specchio, capacità specifica dell’uomo e di poche altre specie animali, che è alla base di abilità cognitive più
complesse, come l’autoconsapevolezza. I gemelli monozigoti rappresentano un’interessante eccezione in questo contesto, in quanto il loro viso è pressoché identico a quello del fratello gemello. A tal fine i ricercatori hanno presentato alle coppie partecipanti all’esperimento, per un brevissimo lasso di tempo, le immagini dei volti di amici, parenti, del rispettivo gemello e del proprio viso. Mentre generalmente le persone mostrano un vantaggio nel riconoscimento della propria immagine, ovvero la identificano più velocemente e con un minor numero di errori rispetto ad altri volti come quelli di amici e parenti, per i gemelli non è così. Il risultato – si legge sul sito dell’Università romana – può essere spiegato dal fatto che nei gemelli monozigoti, la rappresentazione visiva del proprio viso
coincide quasi completamente con quella del proprio gemello, per cui, per distinguersi dall’altro, essi devono fare maggior affidamento sull’uso di sensi diversi, come ad esempio il tatto. (Gnk)