Scandalo, dolore, vergogna. Papa Francesco torna a parlare di pedofilia e non può non usare queste parole. Bergoglio difronte alla Commissione Pontificia per la protezione dei minori ha sottolineato oggi che “l’abuso sessuale è un peccato orribile, completamente opposto e in contraddizione con quanto Cristo e la Chiesa ci insegnano”. “Lo scandalo dell’abuso sessuale è una rovina terribile per tutta l’umanità – ha aggiunto il Pontefice – che colpisce tanti bambini, giovani e adulti vulnerabili in tutti i paesi e in tutte le società. Per la Chiesa è stata un’esperienza molto dolorosa. Sentiamo vergogna per gli abusi commessi da ministri consacrati, che dovrebbero essere i più degni di fiducia”. “La Chiesa – ha continuato il Papa – ha affrontato questi crimini in ritardo e anche un solo abuso basta a condanna senza appello”. “Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia” ma – ha assicurato – “io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò”.
INCONTRO CON LA COMMISSIONE ANTIMAFIA Sempre oggi il Papa ha incontrato la Commissione parlamentare Antimafia, guidata dalla presidente Rosy Bindi. L’udienza è stata chiesta in occasione del ventisettesimo anniversario dell’assassinio del giudice Rosario Livatino, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Alla vicenda giudiziaria del giovane magistrato siciliano, la Commissione ha dedicato una corposa Relazione in cui sono stati raccolti atti processuali e documenti. Secondo Papa Francesco per vincere la mafia “diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano”. E’ la prima volta che la Commissione bicamerale, che indaga da oltre 50 anni sulle mafie italiane, ha avuto un incontro ufficiale con il Santo Padre in Vaticano. Oltre ai parlamentari erano presenti i funzionari e i collaboratori – magistrati, rappresentati delle forze dell’ordine, esperti – di cui si avvale la Commissione nella sua attività d’inchiesta. Nel suo discorso durante l’udienza Francesco ha voluto inoltre “rivolgere il pensiero a tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie”. “Ricordo, in particolare, tre magistrati – ha detto -: il servo di Dio Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi 25 anni fa insieme a quanti li scortavano”. (red – 21 set)