Oggi un contenzioso per licenziamento si chiude nei grandi tribunali in media entro due/tre anni per un giudizio di primo grado. Nei piccoli tribunali, invece, i tempi si allungano – anche 4 anni in primo grado – con il risultato di accumulare sempre più arretrati. I datori si trovano a pagare anni di retribuzioni, cifre cospicue, che rischiano di mettere in crisi l’attività di impresa: come abbiamo visto, la spesa complessiva delle imprese per le cause di lavoro si aggira sui 3 miliardi di euro l’anno. Il quadro della giustizia del lavoro è ulteriormente complicato dal fenomeno della contrattazione pirata, che ha portato ad una crescente diffusione di illegalità e abusi di diritto. Per contribuire a rendere più efficiente il rapporto tra giustizia ed imprese, Confesercenti propone dunque un doppio intervento, mirato a ridurre gli abusi di diritto creati dal dumping contrattuale e a snellire i procedimenti per i contenziosi lavorativi. Contro i contratti pirata, è necessario assegnare per via legislativa al CNEL il potere di certificare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali, mentre l’Ispettorato Nazionale del Lavoro deve avere il potere di sanzionare i datori di lavoro che non applicano i CCNL sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative. Per velocizzare i contenziosi lavorativi, invece è opportuno prevedere una specializzazione ulteriore del giudice del lavoro, con una divisione netta tra giudici che si occupano di contenzioso giuslavoristico e quelli invece dedicati al contenzioso previdenziale. Una misura che eviterebbe ai giudici di lavoro che devono gestire il contenzioso di essere bloccati da numerose e difficili cause previdenziali. E che potrebbe essere rafforzata dall’introduzione dell‘ arbitrato obbligatorio per il contenzioso previdenziale presso l’Ispettorato del lavoro o Commissioni speciali delle Università. (17 ott – red)