Il governo è rispettoso del voto in Lombardia e Veneto ma avverte che non c’è spazio per discutere di una diversa ripartizione delle entrate fiscali, perché la Costituzione non lo consente. Così il ministro della Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, in una intervista al Corriere della Sera. “Il referendum non pone alcun problema al governo – spiega -. Anzi considero un buon risultato che la Lega sia venuta oggi su un terreno di autonomia, abbandonando ogni velleità secessionista”, “il segnale che viene dal voto è quello di uno Stato che deve essere più vicino ai cittadini per dare risposte più efficaci ai loro bisogni. Non a caso l’articolo 6 della Costituzione parla di ulteriori forme di autonomia nella gestione dei servizi. Sarà questo il terreno del confronto tra il governo e ciascuna delle due Regioni”. Ci sarà un’intesa prima della fine della legislatura? “Non dipende solo da noi. L’articolo 116 della Costituzione dice che, raggiunta l’intesa, essa debba essere tradotta in una legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere”. E aggiunge: “Non vedo perché non ci debba essere un’intesa, sempre che si ragioni nell’ambito degli articoli 116, 117 e 119, i quali escludono la materia fiscale dal confronto. Questo è confermato anche dalla sentenza della Consulta che ha espunto dal quesito originale posto dal Veneto la materia tributaria. Il motivo è che non si può intaccare il principio fondamentale della comune cittadinanza sulla base del quale, su tutto il territorio nazionale, si pagano le imposte in relazione alla propria capacità contributiva e si ricevono i servizi rispetto ai propri bisogni. Un ricco paga la stessa Irpef indipendentemente da dove risiede e così un disoccupato riceve la stessa indennità. Poi, siccome in alcune regioni c’è maggiore capacità fiscale, esiste il fondo perequativo per assicurare gli stessi servizi in tutto il Paese che, dice l’articolo 119, è di competenza statale”. E conclude: “Io guardo al quesito referendario e questo era corretto. Se ci fosse stato un equivoco, sta ai due presidenti (Zaia e Maroni, ndr) chiarire che, nel rispetto della Costituzione, non si può porre il problema della ripartizione delle entrate tra centro e periferia”. (24 ott – red)