Non sarà una legge elettorale figlia di Denis Verdini, ma un certo di grado di parentela c’è, se lo stesso leader di Ala minimizzando dice in Aula che “al massimo è mia nipote, perché l’idea poi è stata sviluppata”. E ad ogni modo, spiega il tessitore, “questa è una buona legge elettorale, non è né un colpo di mano né un colpo di Stato. Non è la miglior legge elettorale, ma la migliore possibile in questo momento storico e in questo parlamento”. Il Rosatellum bis è legge: con i voti di Ala e Forza Italia, senza quelli di Articolo 1 che proprio sulla legge elettorale compie invece lo strappo finale, l’uscita anche formale dalla maggioranza. “Ben 8 voti tra Camera e Senato pur di non far approvare alcun emendamenti, non era mai successo. Un atto di forza che nasconde la paura del voto segreto: continuate a picconare le regole della democrazia senza avere la forza di costruirne altre” dice Maurizio Migliavacca. Ma Verdini minimizza: “comprendo l’amarezza dei bersaniani, ma va rivolta solo verso loro stessi, perché non hanno mai capito i tempi. Noi abbiamo tutelato la stabilità, noi ci siamo sempre stati e ci saremo sempre”. E poi derubrica a infamia senza fondamento la vulgata che vuole la norma che prevede la candidabilità di un residente in Italia nella circoscrizione estero come una norma ‘salva-Verdini’, e che ha convinto i senatori eletti all’estero della maggioranza a non votare la fiducia: “Io non so se mi ricandiderò, ma se lo farò sarà sicuramente in Italia, quelle che sono state dette su di me sulla modifica del voto all’estero sono falsità”.
I toni del Movimento 5 Stelle sono apocalittici: dopo il voto alla cieca di ieri, oggi Giovanni Endrizzi parla di “luce fioca della democrazia” della quale la maggioranza approfitta “per staccare i fili dell’allarme e impadronirsi anche del voto dei cittadini. Ce l’ho in particolare con il Partito democratico, ma anche con il silenzio compiaciuto di Forza Italia. Con due fiducie su due avete doppiato Mussolini, dovreste essere accusati di apologia di fascismo. Questa è una legge bunga-bunga, un’orgia di candidati in cui il voto passa da lista a candidato, da candidato a lista, e l’utilizzatore finale è sempre lo stesso. Siete due bande, avete completato la mutazione di sinistra e destra nelle due facce di una stessa banconota”. Lo spettro di una grande alleanza Pd-Forza Italia è ricorrente nelle opposizioni, ma Luigi Zanda, del Pd, ricorda “il senso del voto che stiamo per dare va ben oltre l’interesse dei nostri partiti e riguarda, invece, il funzionamento della democrazia e del Parlamento che non si può permettere la casualità di due leggi così diverse da rendere impossibile una composizione omogenea delle due Camere”.