Rush finale in commissione Bilancio al Senato per la manovra, che dovrebbe approdare in aula domani dopo un primo rinvio. Confermato il taglio del superticket: 60 milioni per tre anni “una misura – spiega Luciano Uras – che integra il fondo destinato alla spesa sanitaria delle Regioni e copre le situazioni di maggiore difficoltà sociale. E’ un intervento che qualifica positivamente la manovra”. Ancora da approvare il fondo di ristoro finanziario da istituire in seno al ministero dell’Economia e delle finanze, con una dotazione di 25 milioni di euro per il 2018 e 25 milioni di euro per il 2019 in favore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, non altrimenti risarcito o indennizzato, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dalla legge in materia di intermediazione finanziaria. In discussione anche l’intervento sul cosiddetto bonus bebè: l’ultima riformulazione prevede infatti ottanta euro al mese per il 2018, e poi 40 euro al mese per sempre a partire dal 2019: in pratica l’intervento potrebbe diventare strutturale ma dimezzato. Per accedere al bonus, le famiglie non dovranno avere un Isee superiore ai 25mila euro. Secondo la relatrice Magda Zanoni, del Pd, “si sta facendo un buon lavoro, che consente di stabilire un principio sui lavori usuranti. E anche quelli come il caregiver sono risultati di un Senato perché, nonostante qualche momento, in questo clima collaborativo questo riformulazioni sono approvate all’unanimità”. Via libera invece al milleproroghe, inserito nella manovra. Tra i subemendamenti approvati, quello che prevede l’esenzione anche per il 2018 di presentazione del certificato antimafia per le aziende agricole che ricevono meno di 25mila euro anni di Pac, i contributi europei per l’agricoltura. Una modifica contestata dall’opposizione, visto che secondo Maria Cecilia Guerra e Loredana De Petris “la media della Pac per le aziende agricole italiane è molto al di sotto, su un milione di aziende 7-800 mila azienda prendono fino a 5mila euro” e perché “il codice antimafia ha solo pochi mesi ed è già stato modificato due volte”. Posticipato di un altro anno anche il divieto di incroci proprietari tra editori di carta stampata e televisioni, così come l’obbligo di certificazione per le circa 20 mila imprese di meccatronica: rinvio quest’ultimo dovuto al fatto che le Regioni non hanno ancora attivato i corsi per l’ottenimento delle certificazioni.
(Sis)
