“L’egoismo generazionale colpisce i giovani e segna il declino del Paese” si intitola l’articolo per Il Foglio con cui l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero commenta i dati sulla denatalità che ha quale effetto “meno contributi da utilizzare per pagare pensioni e altri trasferimenti o servizi a una popolazione anziana in costante crescita” e l’ampliarsi del divario tra la posizione economica dei giovani e quella degli anziani. “L’impoverimento dei giovani rispetto agli anziani è il contrario del progresso di una società, e ne segna il declino” scrive l’economista, evidenziando anche che “ai lavoratori anziani sono date ancora oggi, pure dopo il Jobs Act, garanzie che ai giovani sono state invece sottratte”. “Anche il brusco aumento dell’età di pensionamento disposto dalla riforma del 2011 – sottolinea – ha giocato un ruolo ma non perché il lavoro sia, come spesso erroneamente si tende a far credere, una ‘quantità fissa’, bensì perché le ‘ politiche di attivazione’ sono rimaste colpevolmente indietro nel nostro paese, sempre troppo concentrato sull’idea di aggiustare attraverso il sistema previdenziale i mali della nostra economia. E così noi ereditiamo dal passato gli effetti nefasti di regole pensionistiche che hanno implicato sistematicamente un eccesso di prestazioni sui contributi, con la differenza generalmente finanziata a debito, e quindi posta a carico delle generazioni giovani e future. Se tutti questi fattori hanno un peso, la responsabilità maggiore sta nella miopia politica, rafforzata dall’età sempre maggiore dell’elettore mediano, e dalla scarsa difesa che, almeno nell’interpretazione di certe sentenze della Corte costituzionale, la nostra carta fondamentale dà degli interessi delle generazioni più giovani. C’è stata una tendenza a interpretare i ‘diritti sociali’ (specialmente quelli previdenziali) come diritti acquisiti, senza considerare che quando questi diritti sono tutelati non già in uno scenario di crescita, dove tutti possono guadagnare qualcosa, ma a spese di qualcun altro, si realizza spesso un trasferimento di ricchezza contrario all’equità, ossia dai più poveri ai più ricchi”. E punta il dito contro “l’egoismo” che “non si cura con le sole politiche economiche” ma “soprattutto con l’esempio che proprio dalla classe politica e dalla classe dirigente dovrebbe venire. La rinuncia a qualche privilegio non aggiusterebbe i conti intergenerazionali, ma aiuterebbe a ricomporre una società fortemente divisa e a renderla più inclusiva. Anche senza una vera guerra tra generazioni, la politica deve comprendere l’insostenibilità della situazione presente, anziché continuare ad alimentarla con promesse elettorali che, se realizzate, ci porterebbero nuovamente sull’orlo di un baratro finanziario. Uno scenario già verificatosi che non dovrebbe ripetersi”. (29 nov – red)