Banca Etruria, Carichieti e le Casse delle Marche e di Ferrara “erano in una situazione di dissesto conclamato” e non avrebbero più potuto andare avanti da sole, dal momento che “la quantità di crediti sugli attivi deteriorati era ampiamente superiori a qualsiasi media: solamente Cariferrara aveva infatti 1,6 miliardi di sofferenze trasferite e 1,5 a bilancio, ovvero oltre la metà di crediti deteriorati”. Roberto, Nicastro, ex presidente delle banche ponte, fa il punto della situazione in cui versavano le 4 banche cooperative al tempo dell’intervento del governo, e nel corso di una audizione alla Commissione parlamentare sulle banche alla Camera spiega che “i commissari hanno avuto un compito molto difficile, per il recupero crediti avevano chiari vincoli per il capitale: questo porta a delle perdite immediate, con un grado di libertà molto minimo per un commissario con poco capitale”. Una possibilità poteva essere rappresentata almeno sulla carta dalle due offerte arrivate da due fondi di private equity: tali offerte però, spiega Nicastro, erano sì di 2-300 milioni di valore ma in realtà erano “negative, presupponendo garanzie di vari miliardi a carico dell’autorità di risoluzione”. Si decise invece per le acquisizioni da parte Ubi e Bper perché “a luglio il mercato si normalizzò, e si avviò una nuova procedura con operatori bancari domestici per cercare offerte migliori. A gennaio ricevemmo offerte impegnative da Ubi per Marche, Etruria e Chieti e Bper per CariFerrara. Le offerte per altri interessati andarono deserte e quindi si arrivò al closing”.
(Sis)
