«La crescente ondata di astensione degli elettori dalle urne testimonia un allarmante distacco dalla politica che deriva anche dal discredito determinato dai discutibili comportamenti istituzionali di molti suoi esponenti». A denunciarlo è il prof. Massimo Sgrelli, per quasi vent’anni a capo del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ora presidente del Comitato scientifico dell’Accademia del Cerimoniale, nonché autore del manuale “Galateo istituzionale”. «Assistiamo basiti ad atteggiamenti stonati rispetto alle buone regole dell’etica e del galateo istituzionale, amplificati dai media fino quasi a farli diventare modelli e esempi, ma pessimi, che vengono poi emulati senza ritegno, come se le istituzioni fossero una zona franca della legalità e dell’etica, dove maleducazione, slealtà e prevaricazione sono divenute prassi», ha detto ricordando che «la forma è ancora un fermo caposaldo determinante della sostanza. In tutti i Paesi civili le buone prassi a livello istituzionale sono inossidabili certezze di democrazia e di efficienza».
Sgrelli ha poi annotato che «da un lato la responsabilità finale del fenomeno viene attribuita prevalentemente ad una politica non degna ma, dall’altro, anche il cittadino con i suoi comportamenti e le sue scelte non è esente da responsabilità per il generale degrado». Ed ha ricordato che «il galateo istituzionale richiede comportamenti corretti ed etici a tutti, compreso il popolo. In questo caso, si chiede ad esso di esercitare il proprio diritto-dovere di voto, magari votando scheda bianca o annullando la scheda, mentre la mera astensione non è istituzionale. L’astensione è manifestazione palese di scarsa virtù civica e non di illibatezza. Il cittadino, pur comprensibilmente amareggiato e deluso, non può pensare di uscire ‘pulito’ con il suo comportamento astensivo, che appare, invece, un mancato rispetto di un dovere civico. Il voto può essere di appartenenza, di scambio o di opinione. Può anche essere di protesta, ma mai astensivo», ha proseguito Sgrelli auspicando che «in Italia si torni presto a re-insegnare l’educazione civica nelle scuole, a tutti i livelli, per formare cittadini coscienti dei propri diritti e doveri». Infine l’esperto di cerimoniale ha annotato che «l’assenza di una essenziale formazione civica ha creato un Paese in cui i cittadini non conoscono i fondamentali delle regole del buon comportamento civico, degli obblighi verso la collettività. Insomma, si è realizzato uno Stato in cui ci sono regole che nessuno insegna e fa conoscere causando una nazione caotica come se nelle vie non ci fosse il Codice della Strada a regolare la mobilità e ognuno procedesse come gli pare». (8 dic – red)