Il premier uscente Paolo Gentiloni, in una intervista al Foglio, dice di non essere preoccupato dal Movimento 5 Stelle, perché “è una forza che se anche avesse risultati significativi non avrebbe i numeri per governare”. E Luigi Di Maio, candidato premier pentastellato, risponde attraverso il blog, utilizzando l’ironia: “Se le sue profezie sono come quelle di Fassino, che ricordiamo per aver detto ‘Grillo faccia un partito e vediamo quanti voti prende’, non possiamo che essere contenti. Ma se Gentiloni si sente così sicuro da escludere un governo del MoVimento 5 Stelle, prima forza politica del Paese accreditata intorno al 30%, a maggior ragione considera impossibile un governo del suo partito, il PD, ormai da tempo in caduta libera e che viaggia tra il 20 e il 22%. In sostanza Gentiloni, presidente del Consiglio del PD e candidato con il PD, ha messo fuori gioco il suo stesso partito”. Secondo Gentiloni, “sembrerebbe un autogol, se invece questa sua uscita non rivelasse, inavvertitamente, le sue vere intenzioni: fare un accordo con Silvio Berlusconi il giorno dopo il 4 marzo”. Ora dunque, prosegue il vicepresidente della Camera, “spetta agli elettori del centrosinistra fare una scelta: riabilitare Berlusconi votando il PD oppure scegliere il MoVimento 5 Stelle. Nel frattempo Gentiloni decida cosa vuole fare: se invece di governare ha deciso di scendere nell’arena della campagna elettorale, allora per correttezza e chiarezza si dimetta da Presidente del Consiglio”. In un altro post poi il Movimento 5 Stelle passa a prendersela direttamente con il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi: “In 20 anni, gli italiani, di “promesse truffa” fatte da Silvio Berlusconi ne hanno sentite tante, a partire da quel taglio delle tasse sempre annunciato e mai realizzato. Alle elezioni del 2013 il condannato per frode fiscale lanciò addirittura un “Patto del parlamentare” rimasto lettera morta. Delle promesse che conteneva, non ne è stata mantenuta nemmeno una. Era solo il Patto del Bugiardo. La credibilità delle promesse di Berlusconi è pari a zero” si legge nel post, in cui si elencano una serie di promesse non mantenute: dall’impegno a non occuparsi di politica per più di due legislature a quello di dimezzare gli stipendi dei parlamentari, dal riformare la Costituzione dimezzando il numero di parlamentari ad abolire il finanziamento pubblico dei partiti, dal rafforzare il vincolo di mandato alla trasparenza sui redditi. Una promessa però, assicura intanto Berlusconi da Bruxelles, il leader di Forza Italia l’ha mantenuta: “Ricorderete il contratto in cinque punti presentato da Vespa: bene, non siamo noi, ma l’Università di Siena a dire che abbiamo rispettato quel contratto per quattro punti e mezzo. Abbiamo aumentato di oltre 1,5 mln i posti di lavoro: ne avevamo promessi un milione; abbiamo aumentato le pensioni a un milione di lire e di questo hanno usufruito 1.835.000 pensionati e, anche su tutto il resto, abbiamo seguito quello che la nostra moralità ci imponeva e ci impone”.
(Sis)