“In Italia è sparita l’identità collettiva. Il 66% dei cittadini pensano che siano più le cose che ci dividono che quelle che ci uniscono. C’è uno smarrimento complessivo” e tra le cause principali “ci sono la cosiddetta disintermediazione dal basso e la delegittimazione dall’alto dei corpi intermedi” non solo dei partiti ma “anche della scuola, dei sindacati… Il loro indebolirsi ha minato la base della convivenza civile”. Lo sostiene il sondaggista Nando Pagnoncelli in una intervista al Corriere della Sera. Secondo il presidente di Ipsos Italia le mosse dei leader che hanno influenzato di più il voto a pochi giorni dalle elezioni sono stati “il comizio con il rosario e con il Vangelo in mano di Matteo Salvini e la presentazione della lista dei ministri da parte di Luigi Di Maio”. Evidenzia poi che gli attacchi ai congiuntivi di Luigi Di Maio non hanno giovato: “Quanti italiani hanno la laurea? Il 57% degli elettori ha raggiunto al massimo la terza media. Gli sfottò sui congiuntivi, come quelli che vennero fatti nel 2000 su Berlusconi che faceva campagna elettorale in crociera, sono spesso controproducenti. Anche perché Berlusconi, quando scelse la crociera, aveva in mano dati che gli dicevano che la crociera era al primo posto tra le vacanze ideali degli italiani”.
Sottolinea inoltre che “Il Partito democratico ha avuto il tasso di fedeltà più basso. Solo il 43% di chi ha votato Bersani nel 2013 ha confermato il voto al Pd. La caratteristica principale dell’ultima campagna elettorale, comunque, è stata l’assenza di visione. Il dibattito era rivolto al passato”. Il reddito di cittadinanza del M5S e la Flat Tax del centrodestra “sono proposte. Non c’è una visione. Gli ultimi che hanno avuto una visione in Italia sono stati Silvio Berlusconi con la rivoluzione liberale, e Romano Prodi con il sogno europeo. Ora governa il presentismo permanente. La rincorsa del bisogno immediato. Accompagnata dall’ossessione per il consenso. La politica ha smarrito lo sguardo lungo, necessario per avviare riforme strutturali. E qui entra in gioco anche il mio mestiere. Il sondaggio come principale bussola politica” ma “una politica che rincorre il consenso e non ha una visione, ha il fiato corto”. E si dice favorevole al blackout dei sondaggi negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale: “So di pensarla diversamente da tanti colleghi, ma bisogna tener conto che moltissimi italiani decidono che cosa votare proprio a ridosso delle elezioni”.(29 mar – red)