Venezia, 9 apr – La mostra di Renata Rampazzi “Cruor – sangue sparso di donne”, fino al 17 giugno alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, accompagnata da uno scritto inedito di Dacia Maraini e da un testo critico di Claudio Strinati, presenta una grande installazione dedicata alla violenza contro le donne. Già dalla fine degli anni ’70, la tematica della violenza, del sangue, del dolore hanno fatto parte dell’universo creativo di Rampazzi, fino a diventare una delle cifre più caratteristiche del suo percorso espressivo. L’esposizione, appositamente pensata per la Sala Borges dell’Isola di San Giorgio Maggiore, unisce il passato al presente. Un presente in cui le tele vengono sostituite da garze che si rifanno ai bendaggi per curare le ferite, le piaghe, i segni delle deturpazioni e in cui i pigmenti e gli spessori di colore che ruotano attorno alle gradazioni del rosso, e contengono anche tracce di sangue, rimandano alla tragica realtà delle lacerazioni, mutilazioni, offese e sofferenze delle vittime. Il percorso espositivo parte dalle opere storiche, realizzate negli anni ‘70/’80 per arrivare all’installazione realizzata per l’occasione, costituita da un labirinto di teli e garze che dal soffitto arriveranno fino al pavimento rosso cupo. L’opera avvolge fisicamente il visitatore in modo da provocarne un suo coinvolgimento non solo estetico ma soprattutto emotivo e civile. Durante il periodo della mostra, la Fondazione Giorgio Cini ospiterà una tavola rotonda sul tema della violenza sulle donne, coordinata dalla storica Francesca Medioli, cui parteciperanno, tra le altre, personalità quali Chiara Valentini, Dacia Maraini, Luciana Castellina, Chiara Saraceno. Per Gruppo di famiglia in un interno, Luchino Visconti chiese a Rampazzi alcune tele dai toni blu e viola, che il grande regista chiamò “le mie montagne incantate”. Margarethe von Trotta divenne una tra i suoi più fedeli collezionisti e diversi suoi quadri sono inseriti nelle scenografie di L’Africana e Il lungo silenzio. Suoi lavori sono presenti anche in film di Mimmo Calopresti (La parola amore esiste) e di Mario Martone (L’odore del sangue). (PO / red)