Roma, 20 apr – “La ricerca scientifica italiana in Artico – afferma il presidente del CNR Inguscio – contribuisce agli studi internazionali e interdisciplinari per aumentare la conoscenza dei cambiamenti climatici, al fine di informare i Policy maker, la Comunità scientifica, le organizzazioni internazionali, le singole persone e, al tempo stesso, contribuire a mitigarne gli impatti, consentire una gestione sostenibile degli ecosistemi naturali e dell’attività umana nella regione, con impatti ambientali a livello mondiale. Attività di osservazione a lungo-termine, studio dei processi con approccio multidisciplinare, rafforzamento della collaborazione internazionale (in particolare a livello bilaterale) e lo sviluppo di nuove tecnologie osservative adatte a condizioni estreme, sono le linee attraverso cui tale generale obiettivo viene perseguito: una politica che rientra nella Strategia Italiana per l’Artico elaborata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e viene realizzata dal CNR in collaborazione con le università e gli enti di ricerca, tra cui ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), ed OGS (Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale”. Allo stato attuale, l’attività scientifica multidisciplinare del CNR nella Stazione artica si svolge con oltre 20 progetti di ricerca, tra cui collaborazioni internazionali multilaterali e bilaterali e attività di monitoraggio. Alcune nuove ricerche verranno attivate nel corso di questo 2018. Gli studi, e ricerche in Artico riguardano la fisica dell’atmosfera lungo tutta la colonna fino alla ionosfera, l’oceanografia e la biologia marina, geologia e geofisica, indagini sugli ecosistemi e sul paleoclima. (BIG ITALY / SEGUE)