Roma, 27 apr – Nel 2015 continua in Italia la riduzione del numero delle imprese (poco più di 60 ogni mille abitanti, dal 66,1 del 2007), anche se il nostro Paese si conferma tra i primi 10 in Europa per densità di attività produttive. Tra i principali partner, Germania, Francia presentano valori più bassi della media dell’Ue28 (45,8) mentre la Spagna la supera leggermente (53,1). Sono questi i dati offerti dal rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat. La dimensione media delle imprese italiane (3,9 addetti) è notevolmente inferiore al valore medio europeo (5,9) e superiore solo a quelle di Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Portogallo. A livello territoriale, il Mezzogiorno si contraddistingue per la dimensione media più contenuta (2,8 nel 2015). L’incidenza dei lavoratori indipendenti sul totale dei lavoratori delle imprese nel 2015 si riduce leggermente (al 29,4% dal precedente 29,8%), ma fra i paesi dell’Ue (13,3% la media) risulta secondo solo alla Grecia; tra le maggiori economie dell’area, Germania e Francia presentano quote molto più contenute e inferiori al 9% (8,5 e 8,7% rispettivamente). L’analisi territoriale segnala una propensione all’imprenditorialità maggiormente elevata nel Mezzogiorno (36,8%). La competitività delle imprese italiane aumenta anche nel 2015: le imprese italiane producono mediamente circa 128 euro di valore aggiunto per addetto ogni 100 euro di costo del lavoro unitario (125,2 nel 2014). Il Nord-ovest conferma livelli di competitività più elevati (133,2) mentre il Mezzogiorno registra valori inferiori alla media nazionale (117,0). A livello settoriale le costruzioni continuano a presentare la situazione di più bassa competitività. Rispetto ai partner europei (dati 2014) permane la situazione di sofferenza delle imprese italiane, al terzultimo posto della graduatoria decrescente e con una competitività superiore solo a quella di Francia e Grecia. Nel 2015 nelle istituzioni pubbliche il rapporto tra dipendenti pubblici e popolazione residente risulta in lieve diminuzione rispetto al 2011. Negli organi di vertice delle Istituzioni la presenza femminile raggiunge appena il 14,4%, con forti differenze territoriali (più bassa è in Sicilia e quello più alta in Emilia-Romagna). (red)