Roma, 27 apr – La spesa pubblica in istruzione nel 2015 incide sul Pil per il 4,0% a livello nazionale, valore più basso di quello medio europeo (4,9%) tanto che l’Italia occupa il terzultimo posto insieme alla Bulgaria. La spesa pubblica per consumi finali in istruzione ha invece una incidenza del 3,5%, variando tra il 5,8% nel Mezzogiorno – dove è più numerosa la popolazione in età scolare – e il 2,8% nel Centro- nord. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat, presentato oggi. Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. Tra le persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni, per effetto dell’ingresso di giovani mediamente più istruiti e l’uscita di anziani in genere meno istruiti, la quota di coloro che hanno conseguito al massimo la licenza media è scesa di oltre 12 punti tra il 2004 e il 2017 (dal 51,8% al 39,5%), ma nel Mezzogiorno rimane ancora vicina al 50% (47,9%). L’Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza di adulti poco istruiti quasi doppia rispetto alla media dell’Ue (rispettivamente 39,9% e 23,0% (dati 2016). Oltre la metà dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono impegnati in un percorso di formazione superiore (dati 2015), una quota in lieve diminuzione e inferiore al valore medio dell’Ue (55,5% e 62,3%, rispettivamente). Il Centro si conferma la ripartizione con il valore più elevato (61,1%) mentre il tasso continua a diminuire nel Mezzogiorno (49,8%) e nel Nord-est (59,2%). (SEGUE)