Roma, 30 apr – Il 1992 fu un anno oscuro e orribile della storia italiana. Mentre si segnava la fine della cosiddetta Prima Repubblica con i processi “mediatici” di Tangentopoli che coinvolsero principalmente i tribunali milanesi, i due magistrati simbolo della lotta alla mafia, i cervelli del primo grande processo a Cosa Nostra, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, saltarono in aria con chili e chili di tritolo. Da allora, si cerca affannosamente una verità. Venticinque anni dopo, Claudio Fava in Novantadue, interpretato da Filippo Dini, Giovanni Moschella e Pierluigi Corallo diretti da Marcello Cotugno, prova a raccontare fuori dalla cronaca, lontano dalla commiserazione, la forza di quegli uomini, la loro umanità, il rigore dei pensieri, il loro senso profondo dello Stato e, soprattutto, la solitudine a cui furono condannati. Lo spettacolo andrà in scena dal 2 al 6 maggio al Piccolo Eliseo di Roma (Via nazioanle 183). “‘Novantadue’ è una moderna tragedia classica. Suo malgrado. La modernità è nei fatti, la sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino. Novantadue – scrive Marcello Cotugno – è il racconto di due uomini abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Due volti che in Novantadue tornano persone, dopo essere stati trasformati in icone”. (red)