Roma, 2 mag – Tuttavia, anche se l’intensificazione agricola, la produzione industriale e l’urbanizzazione continuano a crescere a un ritmo rapido, non è mai stata effettuata una valutazione sistematica dello stato di inquinamento del suolo a livello mondiale. Gli studi condotti sinora sono stati in gran parte limitati alle economie sviluppate. Ne consegue, secondo lo studio della FAO, che nella letteratura scientifica esistente vi siano enormi lacune circa la natura e l’estensione del problema. Ma anche quel poco di cui si è a conoscenza è motivo di grande preoccupazione, aggiunge il rapporto. Ad esempio, in Australia si stima che circa 80.000 aree soffrano di contaminazione del suolo. La Cina ha classificato il 16% di tutti i suoi suoli – e il 19% dei terreni agricoli – come inquinati. Ci sono circa 3 milioni di aree potenzialmente contaminate nell’Area economica europea e nei Balcani occidentali. Negli Stati Uniti, 1.300 aree appaiono nell’elenco (Superfund) delle zone calde dell’inquinamento. Numeri come questi ci aiutano a comprendere i tipi di pericoli che l’inquinamento pone ai suoli, ma “non ne riflettono l’intera portata in tutto il mondo, e sottolineano l’inadeguatezza delle informazioni disponibili e le differenze nella registrazione di siti inquinati in tutte le regioni geografiche”, dice il rapporto. Nel corso del simposio presso la FAO esperti e responsabili politici discuteranno di questa minaccia e inizieranno a delineare una risposta internazionale più coesa.
(SEGUE)