Roma, 2 mag – La mostra ‘Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali nel materano’, fino al 4 maggio al Cassero lgbt center di Bologna, la, attraverso foto e documenti, presenta le biografie di 28 uomini provenienti da tutta Italia e confinati durante il fascismo nella provincia di Matera con l’accusa di pederastia. Accanto alle 28 storie ce n’è anche una 29esima, questa volta di una donna, Gilda, confinata anche lei nel 1940 perché tenutaria di una casa di tolleranza nel quale si consumavano rapporti omosessuali. “Si è voluto dare il nome di Adelmo a questa mostra – spiega il curatore Cristoforo Magistro – perché così si chiamava il più giovane (18 anni) dei confinati dei quali si cerca di ricostruire le vicende. Si sarebbe potuto altrettanto a ragione intestarla a Giuseppe, morto probabilmente suicida a 22 anni (morto di omofobia, come oggi di direbbe) oppure a Catullo, confinato per la seconda volta a 51 anni”. Cristoforo Magistro, insegnante di Storia in pensione e ricercatore per passione, ha ricostruito queste vicende consultando gli archivi di Aliano, il paese del confino di Carlo Levi, e quelli di Matera: lì venivano conservati i documenti che per settant’anni sono rimasti coperti dal segreto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, in quanto contenenti dati personali detti sensibilissimi , cioè “idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o i rapporti riservati di tipo familiare”. (red / PO)