Roma, 3 mag – Nella futura dinamica demografica del Paese un contributo determinante sarà quello esercitato dalle migrazioni con l’estero. Nello scenario mediano si assume una quota annua di immigrati dall’estero gradualmente discendente, da iniziali 337 mila unità nell’anno base fino a 271 mila unità annue nel 2065. Secondo tale ipotesi si prevede che nell’intervallo temporale fino al 2065 immigrino complessivamente in Italia 14,6 milioni d’individui. Per quanto riguarda gli emigrati per l’estero, dopo una prima fase di lieve diminuzione, da 153 a 132 mila tra il 2017 e il 2035, si prevede un’evoluzione stabile nel medio e lungo termine, intorno a un valore medio di 130 mila unità annue dal 2035 in avanti. In totale sarebbero 6,6 milioni gli emigrati dall’Italia nell’intero arco di proiezione.
Il saldo migratorio con l’estero basato sullo scenario mediano è, pertanto, ampiamente positivo: da un valore iniziale di +184 mila unità nel 2017 si scende a +171 mila nel 2035, cui segue una continua e regolare flessione che riconduce tale indicatore al livello di +139 mila nel 2065. Visto in termini relativi, il tasso migratorio netto con l’estero si mantiene intorno al 3 per mille fino al 2025, quindi subisce una lieve flessione al 2,6 per mille entro il 2065. Si prevede, inoltre, che in tutte le Ripartizioni geografiche si possano avere saldi migratori con l’estero positivi, in particolar modo nelle aree del Centro-nord ma anche in quelle del Mezzogiorno.
È opportuno ricordare che i flussi migratori con l’estero sono contrassegnati, assai più delle altre componenti demografiche, da profonda incertezza riguardo al futuro. Le migrazioni internazionali sono infatti governate da una parte da normative suscettibili di modifiche, dall’altra da fattori socio-economici interni ed esterni al Paese di non facile interpretazione. Si pensi, ad esempio, alla pressione migratoria esercitata nei Paesi di origine per via delle condizioni politiche, ambientali, sociali e demografiche, alle politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati, alla modulazione del mercato del lavoro in Italia, al possibile incremento dell’emigrazione di cittadini residenti in Italia. (SEGUE)