Roma, 16 mag – Al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione residente ammonti a 60,5 milioni, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4 per cento (5,6 milioni di persone). La popolazione totale diminuisce per il terzo anno consecutivo: quasi 100 mila persone in meno rispetto all’anno precedente. Le nascite, in particolare, sono in calo da nove anni: nel 2008 erano state 577 mila, nel 2017 sono state 464 mila, un nuovo minimo storico dopo quello dell’anno precedente. È quanto emerge dalla sintesi del rapporto annuale 2018 dell’Istat sulla situazione del Paese presentato alla Camera dal presidente dell’Istituto Giovanni Alleva. Per i tre quarti la diminuzione va attribuita al fatto che escono dall’età feconda generazioni particolarmente numerose di donne. Il restante quarto è riconducibile alla diminuzione della propensione a procreare. Inoltre, si diventa genitori sempre più tardi. Per le donne, l’età media alla nascita del primo figlio, che era di 26 anni nel 1980, nel 2016 è di 31. Nel 2017 i nati con almeno un genitore straniero sono stati circa 100 mila, più di un quinto del totale, ma dal 2012 diminuisce anche il contributo alle nascite della popolazione straniera. Il numero medio di figli delle donne straniere resta più elevato di quello delle donne italiane (1,95 figli per donna rispetto a 1,27), ma diminuisce per effetto di una struttura per età più “vecchia” rispetto al passato e per i cambiamenti nella dimensione e composizione dei flussi migratori. Siamo uno dei paesi più longevi al mondo: un neonato di oggi ha un’aspettativa di vita che sfiora gli 81 anni se è maschio e di 85 se è femmina. Tuttavia, in presenza di un calo di natalità, aumenta lo squilibrio demografico: con quasi 170 anziani (persone di almeno 65 anni) ogni 100 giovani (tra 0 e 14 anni), l’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone. (Roc)