Roma,4 giu – Non si fa attendere la replica dell’azienda al quotidiano, attraverso il
vicepresidente Ime Archibong, che spiega di non essere a conoscenza di eventuali abusi
da parte dei produttori di device, ricordando come “nei primi giorni del ‘mobile’ non
c’erano negozi di app, quindi aziende come Facebook, Google, Twitter e YouTube dovevano
lavorare direttamente con i produttori di sistemi operativi e dispositivi per portare i
loro prodotti nelle mani delle persone”, per cui sono state create le Api (Application
programming interface) per diffondere l’esperienza di Facebook sugli smartphone. “Dato
che queste Api hanno consentito ad altre società di ricreare l’esperienza di Facebook,
le abbiamo controllate in modo stretto sin dall’inizio” spiega ancora Archibong,
assicurando che “questi partner hanno firmato accordi che impedivano l’utilizzo delle
informazioni degli utenti per scopi diversi” e che “contrariamente alle affermazioni
del New York Times, le informazioni degli amici, come le foto, erano accessibili sui
dispositivi solo quando le persone decidevano di condividere le proprie informazioni
con quegli amici”. (Roc)