Roma, 11 giu – Nei 111 comuni “superiori” andati al voto – compresi i Municipi 3 e 8 della Capitale – le amministrazioni uscenti erano prevalentemente in mano della coalizione di centrosinistra, che controllava 61 comuni, pari al 55%. Lo schieramento di centrodestra esprimeva il sindaco in 32 amministrazioni (28,8%), il Movimento 5 stelle in 6 (due delle quali a Roma) e nelle rimanenti 6 città il primo cittadino era espressione di formazioni civiche senza espliciti riferimenti partitici. Lo rilevano le analisi dell’Istituto Cattaneo sulla tornata amministrativa. Com’è cambiato questo scenario dopo il primo turno di elezioni amministrative che si è tenuto ieri? Il centrosinistra è l’unica coalizione che, fino ad oggi e in attesa del turno di ballottaggio, ha perso più comuni (10) di quelli che è riuscito invece a confermare (9). Il bilancio è nettamente positivo per il centrodestra, che ha conquistato 8 comuni perdendone “solamente” 3. Al contrario, il M5s si trova al momento con un bilancio “in perdita”: delle 6 amministrazioni che controllava, ne ha persa 1 (nel Municipio 8 di Roma) e in quelle rimanenti sarà il ballottaggio a stabilire chi sarà il prossimo sindaco. Per di più, in questi ballottaggi dove il sindaco uscente era dei cinquestelle, soltanto in 3 comuni la lista del M5s è riuscita ad accedere al secondo turno. Infine, nei 12 comuni in cui il sindaco era espressione di uno schieramento apartitico, le amministrazioni confermate da una lista civica sono state 3, mentre 1 è stata persa e 8 sono in attesa del turno di ballottaggio. Se osserviamo il quadro delle alternanze che si sono prodotte a livello comunale, i dati mostrano che lo schieramento che ha subito più sconfitte è stato il centrosinistra (in 19 comuni), seguito dal centrodestra (in 5) e poi, a pari merito, il M5s e le liste civiche (2). (SEGUE)