Milano, 15 giu – – Eni e ICS Maugeri hanno sottoscritto un accordo per estendere a livello mondiale a tutti i Paesi in cui Eni opera la reciproca collaborazione per la ricerca, prevenzione e trattamento nell’ambito delle emergenze tossicologiche. La collaborazione tra Eni e il Centro antiveleni dell’ICS Maugeri, già operativa a livello nazionale, viene quindi estesa agli oltre 70 Paesi in cui il gruppo Eni opera nel mondo, a cominciare dai dodici paesi africani (Algeria, Angola, Congo, Egitto, Gabon, Ghana, Kenia, Libia, Mozambico, Nigeria, Sudafrica e Tunisia), dove operano complessivamente oltre 3.500 addetti della compagnia e che saranno coperti entro il 2018. Grazie all’accordo, Eni e ICS Maugeri rinnovano e rinforzano una collaborazione che risale al 1996 e che unisce esperienze e know how d’eccellenza con l’ambizione di portare le rispettive competenze a servizio e beneficio dei lavoratori di Eni e delle popolazioni dei Paesi in cui la società opera. I rischi tossicologici rappresentano un elemento importante della medicina preventiva e del trattamento clinico: per questo motivo, grazie alla grande esperienza del Centro antiveleni della Maugeri, i 200 medici di Eni operativi presso tutte le realtà della compagnia saranno in grado di garantire il livello più alto di protezione ai dipendenti e a tutti coloro che vivono in prossimità delle strutture Eni in qualsiasi Paese del mondo. Il Centro Antiveleni dell’ICS Maugeri, diretto dal dottor Carlo Locatelli, ha fornito in questi anni una consulenza tossicologica ad ampio spettro per il personale sanitario degli impianti di Eni in Italia: dal supporto per la predisposizione di piani di emergenza, al consulto immediato nell’eventualità di incidente industriale e al minimo caso di intossicazione del singolo addetto. Per farlo, il Centro ed Eni gestiscono gli antidoti nei singoli siti industriali, provvedendo al loro controllo e alla loro sostituzione. In più di un caso, essendo il Centro un riferimento nazionale per la Banca dati nazionale degli antidoti, nella gestione di singoli casi di avvelenamento per gli ospedali pubblici è stato indicato un impianto Eni come primissima fonte di approvvigionamento di antidoti che non era possibile reperire sul territorio. E in diverse occasioni il Servizio Sanitario Nazionale si è avvalso di antidoti stoccati da Eni per la gestione di emergenze. (BIG ITALY / SEGUE)