Roma, 27 giu – L’ailanto, in latino Ailanthus altissima, detto albero del cielo o albero del paradiso, origina della Cina ed è stato introdotto in Europa nel 18.mo secolo come pianta da giardino, “viaggiando” così dall’Inghilterra al Mediterraneo e diventando una specie diffusa ovunque. In Italia la sua presenza è aumentata esponenzialmente negli ultimi tre decenni a causa del progressivo abbandono delle aree urbane e suburbane. Questo albero è stato scelto quale simbolo di una diversità artistica “propensa a innestarsi e a diffondersi rapidamente in ambienti e latitudini diverse” dagli artisti Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Dado e Rusty presenti nella mostra “Ailanto<3”, alla Villa dei Quintili di Roma, fino al 22 luglio, con un percorso di installazioni di arte contemporanea lungo i siti e i monumenti dell’area nel parco archeologico dell’Appia Antica, nel verde della campagna o negli spazi recuperati di Santa Maria Nova, in un suggestivo incontrarsi di arte, archeologia, storia e natura. L’esposizione, a cura di Fulvio Chimento, ruota intorno al parallelismo tra questa pianta invasiva non autoctona ed alcuni linguaggi artistici che si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta ad oggi. La mostra, organizzata dal Parco Archeologico dell’Appia Antica e dall’associazione Blq - Block Culture, viene realizzata grazie a un progetto di crowdfunding ed è inserita nel calendario dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. (red)