“Sono incartati. Il partito è in stato comatoso. Fazioni, sospetti: il Pd sembra l’Europa, non decide perché non ci fidiamo uno dell’altro”. In una intervista a La Verità l’ex ministro Carlo Calenda torna a menare fendenti. E della sua tessera presa il giorno dopo la sconfitta dice: “Pensavo avrebbe dato una scossa” ma “se cacciano me prima di Michele Emiliano mi arrabbio! Scherzi a parte, se fai campagna elettorale per gli avversari e combatti contro il tuo governo, dovresti avere dignità di andartene”. Peggio il Pd romano o la Confindustria romana? “Il Pd. Non sono in grado di organizzare una mobilitazione contro la Raggi. Fallo sulle buche, su Spelacchio, sul bilancio, ma fallo, santo Dio! Un partito che non porta in piazza nessuno non è un partito”. Renzi? “Eravamo e siamo amici, la sintonia si è interrotta di colpo. Un giorno ha smesso rispondermi. Poi, alti e bassi. Pur stimando Maria Elena Boschi e Luca Lotti, penso di essere entrato in rotta di collisione soprattutto con loro”, “Renzi è uno dei migliori presidenti del Consiglio recenti e un pessimo leader di partito. Ora c’è un riavvicinamento. Sul referendum e alle elezioni io mi sono rotto la schiena… Ci sentiamo spesso ma parliamo poco di politica. Ha tanti difetti ma un pregio: l’ambizione di fare cose grandi per il Paese”. II Giglio magico? “Hanno molte capacità. Ma la loro dimensione è sempre: con me o contro di me”. Matteo Salvini? “Un furbacchione che gioca su Facebook con le paure. L’Italia ha sempre avuto un problema di percezione di scarsa serietà della classe dirigente. Di Maio e Salvini rappresentano il punto più basso”. Non manca la critica a M5s: “Come la Raggi a Roma, non decidono… Io le dicevo: studiamo i dossier insieme. Lei chiedeva 3 miliardi. Non funziona così”. Secondo Calenda stiamo vivendo “un punto di non ritorno. Per la prima volta nella storia i tempi della rivoluzione tecnologica sono così rapidi che rischiamo di essere travolti”, “entro dieci anni il 20% dei vecchi lavori sparire. 75% di quelli nuovi non esiste ancora. Le persone espulse non avranno possibilità di riconvertirsi in tempo a meno di rimettere in campo lo Stato”, “l’innovazione sembra essere sul punto di prendere il controllo sull’uomo, la paura si diffonde, la democrazia diventa a rischio”, “protezioni, investimenti e conoscenza sono le mie parole d’ordine”. (2 lug – red)