“Dimezzando i flussi migratori in cinque anni perderemmo una popolazione equivalente a quella odierna di Torino, appesantendo ancora di più il rapporto fra popolazione in età pensionabile e popolazione in età lavorativa. Azzerando l’immigrazione, secondo le stime di Eurostat, perderemmo 700.000 persone con meno di 34 anni nell’arco di una legislatura”: nella relazione annuale 2017, presentata nella Sala della Regina alla Camera, il presidente dell’Inps Tito Boeri torna sul tema – quello della necessità di aumentare l’immigrazione regolare per pagare le pensioni – che era stato nei giorni scorsi all’origine della polemica con la Lega. “Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione” sottolinea il numero uno dell’ente previdenziale, aggiungendo: “Tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare. Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare. Tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti, tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”. “Anche la storia di Paesi a immigrazione non recente come la nostra – spiega Boeri – ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta dal 3 al 5%”. La relazione di Boeri si è concentrata poi sulla Fornero: “Siamo così sicuri che tornando indietro accontenteremmo coloro che oggi a parole chiedono l’abrogazione della legge Fornero?” si chiede il numero uno dell’Inps, esprimendo parere contrario sull’abolizione della riforma pensionistica del 2011 (“Secondo le nostre stime, quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all’anno”) sottolineando tuttavia che “possiamo permetterci una maggiore flessibilità di quella consentita dalla riforma Fornero quanto alle scelte di pensionamento”. “Non esistono pensioni d’oro, d’argento o di bronzo. Le pensioni oggi erogate sono la combinazione di tre elementi: la pensione contributiva, quella assistenziale e quella di privilegio” spiega Boeri, toccando un altro dei punti “caldi” dell’attività di governo. La pensione di privilegio, sottolinea Boeri, “viene in genere stabilita in modo arbitrario dal decisore politico a vantaggio di alcune specifiche categorie di persone, tra cui in passato i politici medesimi. Data la sua arbitrarietà, è fondamentale che questa componente delle pensioni sia del tutto trasparente”. Valutando gli altri provvedimenti nell’agenda del governo, inoltre, Boeri dice sì al salario minimo (che ha il “doppio vantaggio di favorire il decentramento della contrattazione e ridurre la povertà fra chi lavora”) mentre si dice contrario a reintrodurre le causali nei contratti a termine, in quanto “l’esperienza passata dimostra che comportano un forte appesantimento burocratico, scoraggiando la creazione di lavoro soprattutto nelle piccole imprese”.