Roma, 4 lug – C’è poi la questione della riforma di Comites e Cgie: “Il ministero degli Esteri – continua la relazione di governo – ha ricevuto il testo della proposta di riforma degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero approvato in occasione dell’ultima assemblea plenaria del Cgie del novembre 2017. Valuteremo con attenzione questo documento tenendo presente che il nostro condiviso obiettivo è quello di rilanciare il rapporto tra tali organismi e le comunità di riferimento, di adeguarne le funzioni, di ripensare i criteri per l’istituzione dei Comites nelle diverse circoscrizioni consolari e quelli relativi alla rappresentanza territoriale e governativa in seno al CGIE. Vogliamo che i rinnovati organismi di rappresentanza possano assicurare il superamento della struttura tradizionale dell’emigrazione italiana, tenere in debito conto la presenza delle varie componenti della nuova emigrazione e valorizzare adeguatamente lo straordinario ‘soft power’ offerto anche dalla presenza di alcune categorie di connazionali presenti nelle comunità locali (in particolare a imprenditori, accademici, ricercatori ed esponenti più in generale del mondo culturale) che potrebbero incentivare le iniziative per la promozione del Sistema Italia”. Focus anche sulla rete consolare e sui servizi alla cittadinanza, tenendo conto che “la comunità degli italiani all’estero costituisce una componente storica e una realtà caratterizzante della moderna società italiana. In aggiunta a questa, negli ultimi anni un numero sempre maggiore di connazionali in età lavorativa si sono trasferiti all’estero per lavoro, principalmente – ma non solo – verso le tradizionali mete dell’emigrazione italiana in Europa (Germania, Regno Unito, Svizzera e Francia), negli Stati Uniti e in Australia”. (SEGUE / Sip)