“I miliari devono stare bene. Penso al grande tema dei diritti. Diritto alla salute. Diritto sindacale. Diritto a vivere una vita familiare piena. Non sono parole. Non sono promesse generiche. Credo profondamente a quello che le sto dicendo: quei diritti non vanno compressi, vanno rispettati fino in fondo”, “un militare ha il diritto di programmarsi una vita come qualsiasi altro lavoratore. Voglio che si apra un grande dibattito sui diritti. Che vengano ascoltati militari e Stati maggiori. Però si cominci. Subito e con grande decisione”. Lo afferma il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in una intervista ad Avvenire nella quale apre ad un sindacato per le forze armate dopo la sentenza della Corte Costituzionale: “Come ministero, daremo pieno appoggio al progetto. E, parallelamente, tutto il sostegno tecnico a cominciare dal mio consigliere giuridico. Io ci sono, il mio ministero c’è, ma il vero via libera dovrà essere quello del Parlamento e la mia speranza è che si arrivi a un sì condiviso, capace di unire maggioranza e minoranze. Serve un’intesa larga, perché i diritti non hanno un colore politico”. Poi il capitolo dei migranti: basta con questa Europa “chiusa, distratta e impaurita”, “ora chi arriva su una nostra costa non arriva in Italia, arriva in Europa. Vedrete saremo capaci di strappare l’Unione dal torpore. Di pretendere un impegno nuovo. Per sfidare una drammatica povertà che piega i Paesi africani. E per contribuire a trovare una soluzione ai conflitti che condannano un continente a sofferenze e a instabilità”. Sostiene quindi che la vicenda della Lifeline “serviva dare una scossa all’Europa”, “ma nessuno ha mai abbandonato i migranti” e “Conte sull’immigrazione è stato bravo. E’ stato un gran regista: capace di tenere insieme il governo e determinato a far passare una linea italiana ai tavoli europei”. Quindi il capitolo Ong: “Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. Ci sono una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida – lo ripeto – è coniugare accoglienza e rigore”. Sull’uranio impoverito inoltre sottolinea: “Ho letto la denuncia degli ‘assordanti silenzi’ generalmente mantenuti dalle Autorità di governo. Bene, ora io quei silenzi assordanti voglio cancellarli. E per farlo, voglio proprio partire dai risultati di una commissione che ha lavorato in modo approfondito. Non sarà una caccia alle streghe, ma lavoreremo per arrivare a una verità completa”. E conclude: “Mi hanno chiamata ministro bombarola… Facebook qualche volta ti mette davanti immagini tristi, ma io non rinuncio a rispondere alle critiche… No, non sono un ministro bombarola. Credo nella pace, ho marciato sotto la bandiera della pace. La vita fa capire cose e modifica pensieri. Non condividevo nulla della missione in Iraq. Poi, tra il 2005 e il 2006, ho passato laggiù nove mesi e ho compreso il vero ruolo dell’Italia e la nostra incredibile capacità di portare pace, di impegnarci per garantire stabilità. In Iraq ci hanno capito, in Italia no”. (11 lug – red)

