Roma, 11 lug – “Basta con questa Europa “chiusa, distratta e impaurita”, “ora chi arriva su una nostra costa non arriva in Italia, arriva in Europa. Vedrete saremo capaci di strappare l’Unione dal torpore. Di pretendere un impegno nuovo. Per sfidare una drammatica povertà che piega i Paesi africani. E per contribuire a trovare una soluzione ai conflitti che condannano un continente a sofferenze e a instabilità”. Lo afferma il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in una intervista ad Avvenire, nella quale sottolinea che “il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo” e “si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità”. Sostiene quindi che la vicenda della Lifeline “serviva dare una scossa all’Europa. E la forzatura ha avuto un senso, una sua forza. Ma nessuno ha mai abbandonato i migranti. La nostra Guardia costiera è sempre stata vicina a quegli uomini e a quelle donne e a quei bambini. L’Italia non si gira dall’altra parte. Non l’ha fatto e non lo farà” e “Conte sull’immigrazione è stato bravo. E’ stato un gran regista: capace di tenere insieme il governo e determinato a far passare una linea italiana ai tavoli europei”. E ancora: “Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata”. Quindi il capitolo Ong: “Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. Ci sono una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida – lo ripeto – è coniugare accoglienza e rigore. E capire che a volte si agisce per il bene e non sempre si arriva al bene. Soprattutto se manca un’azione coordinata”. Ed in vista del suo viaggio a fine mese in Libia, afferma: “Sarà una visita importante, quel Paese ha bisogno del sostegno italiano nel lungo processo di stabilizzazione e noi vogliamo esserci, vogliamo che il popolo libico cominci quanto prima a camminare da solo e a reggersi sulle proprie gambe”. (PO / red)
