Roma, 12 lug – “È necessario al contempo affrettarsi a ridurre, ed in prospettiva a rimuovere – si legge nel rapporto – l’inevitabile pressione che un elevato debito pubblico pone sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese; un passo reso oggi più urgente anche proprio per le nuove proiezioni circa gli effetti di lungo periodo delle tendenze demografiche”. La Corte sottolinea che “nei prossimi anni, il rapido invecchiamento della popolazione eserciterà pressioni molto significative sulla spesa pubblica di tutti i Paesi europei, inclusa l’Italia”. In tema di fisco, invece, nel rapporto della Corte si mette in luce che “la mancanza di redditi alti a cui chiedere un maggior contributo a fini redistributivi e i limiti endogeni ed esogeni alla manovra verso l’alto delle aliquote spingono a rimettere in discussione la scelta di circoscrivere la base imponibile della progressività ai soli redditi da lavoro e portano a ritenere auspicabile una riforma strutturale del sistema, abbandonando la logica degli aggiustamenti al margine”. I magistrati contabili intervengono poi (senza mai nominarlo direttamente) sul reddito di cittadinanza: “Appare evidente che l’obiettivo di aiutare una congrua quota di poveri assoluti (il tasso effettivo di coinvolgimento è in tutte le realtà internazionali sempre significativamente inferiore al 100 per cento) richiederà un importante sforzo finanziario supplementare, rispetto a risorse che pure sono cresciute in misura incoraggiante” scrive la Corte, definendo sia il Reddito di inclusione che il Sostegno per l’inclusione attiva un “buon punto di partenza”. (Roc)
