Roma, 12 lug – Le ACLI della Svizzera chiedono un impegno del Governo italiano affinché, si legge in una nota, “proceda il prima possibile a rinegoziare con la Confederazione elvetica le pertinenti norme della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni fiscali, riguardanti la tassazione degli immobili posseduti in Italia dai cittadini italiani emigrati in Svizzera, tutelando il loro diritto a non essere doppiamente tassati, in Italia e in Svizzera, ai fini patrimoniali. Nel 2010 la Svizzera ha introdotto l’autodenuncia esente da pena e il recupero d’imposta nei casi di successione, con una prassi ancorata nella Legge federale sull’imposta diretta (LIFD) e nella Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID)”. “Per effetto del combinato disposto autodenuncia esente da pena, prorogata fino al 30 settembre 2018, e scambio automatico delle informazioni tra Italia e Svizzera, decine di migliaia di cittadini italiani residenti in Svizzera hanno notificato al fisco elvetico la proprietà di un immobile in Italia, pur avendo da sempre versato all’erario italiano le tasse gravanti su tali immobili, sulla base della normativa italiana – continua la nota -. Il valore dell’immobile posseduto dai nostri connazionali in Italia viene ritenuto un aumento del valore patrimoniale del soggetto d’imposta, facendo con ciò scattare in alto l’aliquota impositiva e con un effetto retroattivo agli ultimi 10 anni dal momento dell’autodenuncia. Siamo, quindi, al cospetto di una situazione tipica di doppia imposizione fiscale”. (SEGUE)
