“Dimissioni? E perché mai? Il mio incarico scade nel febbraio 2019. Fino ad allora io non mi muovo di qui. Ho un mandato, e lo porto a termine”, “se mi vogliono cacciare prima, lo facciano. Se no, se ne riparla con l’anno nuovo. Certo, con l’aria che tira diciamo che non mi aspetto una riconferma…” e “mi mancheranno le corse all’alba, al Circo Massimo, coi miei amici runner. A quell’ora Roma, deserta, è davvero la Grande Bellezza…”. Lo afferma Tito Boeri, presidente Inps, in un colloquio con Repubblica. “Accusarmi di fare politica – sottolinea replicando agli attacchi ricevuti da Salvini, Di Maio e Tria dopo i suoi recenti rilievi sulle politiche economiche del governo – è una colossale sciocchezza. Chi mi conosce lo sa: ho sempre detto quello che penso, senza mai preoccuparmi di chi fosse a Palazzo Chigi…”. La prova? A volerlo cacciare per primo è stato proprio Renzi, che l’aveva nominato nel dicembre 2014. Salvini? “Non l’ho mai incontrato, e forse a questo punto è meglio così…” mentre “Di Maio l’ho incontrato due volte, mi è sembrata una persona ragionevole, disposta ad ascoltare”. E non arretra sull’immigrazione: “Siamo tutti d’accordo che va contrastata quella irregolare, ma l’unico modo per farlo è aumentare quella regolare”. E conferma che “in Italia c’è una forte domanda di lavoro immigrato” e che i migranti fanno “tanti lavori che gli italiani non vogliono più fare” e “se azzeriamo l’immigrazione, in una legislatura perdiamo 700 mila persone under 34”. Boeri non arretra neanche sulla Legge Fornero. “Quota 100? Costa fino a 20 miliardi l’anno, a seconda del requisito anagrafico. Dove li trovano?”, “in pensione dopo 41 anni di contributi? Significa 750 mila pensionati in più. Ma lo sanno che ogni abbassamento dell’età pensionabile riduce l’occupazione, perché il lavoro costa di più? Chi pagherà le pensioni ai giovani?”. Sostiene poi che “rimettere in piedi i centri per l’impiego con 2 miliardi è un’impresa quasi disperata”. Avrebbe più senso rifinanziare il Rei, che “con 6 miliardi aggiuntivi potrebbe essere esteso all’80% delle famiglie povere”. La stessa cosa vale per le pensioni d’oro: “Legittimo un intervento sopra una certa soglia, purché si applichino i coefficienti di trasformazione alle pensioni retributive che la superano e si smetta di parlare di pensioni d’oro, d’argento odi bronzo”. Vale per il salario minimo legale: “Sacrosanto, ma solo se non lo si restringe a categorie e settori in cui la retribuzione minima non è fissata dalla contrattazione collettiva”. Vale per i voucher. “Giusto reintrodurli ma in settori specifici, visto che meno di un terzo di quelli utilizzati nel 2016 è stato sostituito con contratti a tempo determinato”. (17 lug / red)