Roma, 20 lug – “Un pezzo di Stato si era piegato ai boss, ora tutta la verità su quelle stragi. Io e i miei colleghi siamo stati denigrati e lasciati soli. Nessuno ci chiederà scusa. Il cavaliere? Ciò che scrive la Corte è molto grave”. Lo dice il pm Nino Di Matteo in una intervista a Repubblica: “Questa sentenza è la conferma importante della tesi investigativa su cui ho lavorato per anni, sin dai tempi in cui chiesi e ottenni a Caltanissetta 20 condanne all’ergastolo nel processo via d’Amelio-ter e sostenni che l’anomalia di quella strage consisteva in una sua improvvisa accelerazione rispetto agli originali piani di Cosa nostra”. E ancora: “Mi sono ancor più convinto del valore storico della pronuncia della Corte di assise. Alcune conclusioni sono inequivocabili La trattativa ci fu. Fu iniziata da organi dello Stato che cercarono il contatto con i capi di Cosa nostra. Giuridicamente è stata ritenuta criminale. E di fatto, come hanno letteralmente scritto i giudici, l’invito al dialogo pervenuto a Riina dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituì “un elemento di novità che può avere determinato l’effetto di accelerare l’omicidio del dottor Borsellino con la finalità di approfittare di quel segnale di debolezza proveniente dalle istituzioni dello Stato””.
(Sis)