Roma, 20 lug – “Io di quel patto non sapevo nulla ma non lo escludo. Ho combattuto Cosa nostra, la mia era una linea dura: rispettare il 41 bis e infierire contro tutti i capimafia, corleonesi o no. Sono curioso di sapere su quale base il fatto di cui ero accusato, la falsa testimonianza, è diventato inesistente. Dovevo essere giudicato da un giudice monocratico, invece mi sono trovato accanto a mafiosi che ho sempre combattuto”. Così Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno nel 1992 ai tempi della cosiddetta trattativa, assolto in primo grado e in attesa di leggere le motivazioni, commenta in una intervista a Repubblica. “Ho combattuto la mafia, mica mi sono trastullato. A Catania, a Palermo, a Caltanissetta, dovunque ho detto che bisognava mantenere fermo il 41 bis. La mia era una linea dura: rispettare il 41 bis e infierire contro tutti i capi mafia, corleonesi o no». Secondo la Corte, Dell’Utri riferiva a Berlusconi dei suoi rapporti con Cosa Nostra, mediati da vittorio Mangano. “È una pagina di storia sospesa, probabilmente faranno altri accertamenti. Di Berlusconi se ne è parlato, ma ci si è anche fermati”.
(Sis)