Roma, 24 lug – “I rifugiati finiti negli hotspot europei, in particolare in quelli greci, aspettano regolarmente più di due anni, prima che le autorità prendano una decisione sulle loro richieste di asilo, attraverso procedure che spesso sono poco chiare e ingiuste. – ha aggiunto Pezzati – Questo costringe spesso i richiedenti asilo, molti dei quali sono stati traumatizzati o vittime di tratta, a dover andar avanti in un limbo legale con grandi difficoltà ad accedere ai servizi di base, ad un’adeguata assistenza sanitaria e ai servizi educativi per i bambini. La creazione di aree di sbarco al di fuori dell’Europa non è certo una soluzione, e su questo punto la sistematica violazione dei diritti umani nei lager libici, dovrebbe essere un monito da cui non tornare indietro. Tutto questo, rappresenta solo un altro tentativo per l’Europa di scaricare le proprie responsabilità sui paesi poveri. E’ una ricetta fallimentare, che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini che sono già stati costretti a rischiare la vita, lasciandosi un’intera vita alle spalle nel proprio paese”. (SEGUE)