Roma, 24 lug – In particolare, a studiare come si attivi la mente umana quando si decide di fare un testamento solidale è la neuroeconomia, un nuovo campo di indagine nato dalla combinazione degli studi sulle neuroscienze e quelli relativi al processo decisionale economico. Nello specifico, secondo una ricerca svolta dal Dott. James Russell della Texas Tech University, durante l’atto decisionale di effettuare un lascito testamentario in beneficenza, sono due le regioni del cervello in cui si riscontra una maggiore attivazione: il precuneo ed il giro linguale. Due regioni cerebrali la cui attivazione, secondo quanto dimostrato anche da studi precedenti, è legata a funzioni specifiche: essere in grado di prendere una prospettiva esterna di sé stessi (ricordando, per esempio, la recente morte di una persona cara) e riuscire a provare empatia per gli altri (richiamando alla memoria ricordi vividi della propria vita). Il valore attribuito ad un lascito solidale è, dunque, la somma di due elementi: il donatore accoglie la prospettiva di qualcun altro e prova empatia per la sua condizione. Se uno di questi due elementi dovesse mancare, le persone non sarebbero propense a compiere gesti caritatevoli con un lascito solidale. “Oggi è possibile riscontrare una maggiore informazione su questa forma di donazione e dall’ultima indagine GFK Eurisko del 2016 per Comitato Testamento Solidale è emerso che il 14% dei nostri connazionali è pronto a inserire nelle disposizioni testamentarie un lascito; il 3% ha già dato indicazioni, mentre l’11% è intenzionato a farlo – dichiara Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – E adesso la scienza ci mostra cosa succede nella nostra mente quando decidiamo di inserire nelle ultime volontà un lascito solidale”. (SEGUE)