Roma, 27 lug – Grandi produttori di “fake” – spiega la Coldiretti – sono gli Stati Uniti con poli caseari in Wisconsin, California e New York e una gamma che va dal falso parmigiano vegano a quello prodotto dalla Comunità Amish, dal parmesan vincitore addirittura del titolo di miglior formaggio negli Usa al kit che promette di ottenerlo in casa in appena 2 mesi. Per il futuro a preoccupare sono gli effetti dei trattati di libero scambio che l’Unione Europea sta negoziando o a già siglato a partire da quello con il Canada (CETA) che per la prima volta ha legittimato il falso Parmigiano Reggiano che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato con la traduzione di Parmesan. Il risultato – riferisce la Coldiretti – è che nei primi tre mesi del 2018 nel Pese dell’Acero sono stati prodotti ben 3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan) mentre le esportazioni dell’originale italiano in quel paese sono crollate del 10% in valore e del 6% in quantità rispetto all’anno precedente. Un precedente pericoloso che – conclude la Coldiretti – è stato riproposto negli altri accordi da quello con il Giappone a quello con il Messico fino al negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che sono grandi produttori di formaggi italiani taroccati. (Red)