Trieste, 30 lug – Ciò che il feto vive in utero può avere conseguenze importanti nella vita post-natale. Se durante la gestazione la mamma è esposta a stress – ansia, depressione, timori, insicurezze – il feto potrebbe risentirne e il suo sistema nervoso autonomo potrebbe svilupparsi in modo alterato. E ciò potrebbe causare disturbi in età adulta. Ma come individuare stress e altri fattori di rischio già in gravidanza? Studiando, per esempio, il battito cardiaco, un biomarcatore semplice da monitorare, che fornisce indicazioni precoci sullo sviluppo neurologico del feto. Proprio la variabilità del ritmo cardiaco fetale – analizzabile con una tecnica non invasiva chiamata PRSA (Phase Rectified Signal Averaging) – e l'(in)capacità del cuore di accelerare e decelerare come dovrebbe saranno oggetto di uno studio multicentrico internazionale cui partecipa anche l’IRCSS Burlo Garofolo di Trieste, e di cui fanno parte, fra le altre, le Università di Washington, San Diego, Buenos Aires, l’Università Bar-Ilan in Israele e l’Università di Lethbridge (Alberta, Canada). “Monitorando i feti durante la gestazione si è capito che c’è una correlazione tra la ridotta crescita fetale/ridistribuzione del circolo fetale, e la ridotta capacità del cuoricino di accelerare e decelerare a dovere, rispetto ai feti con crescita normale”, spiega Tamara Stampalija, responsabile della struttura semplice dipartimentale di ricerca di medicina fetale e diagnostica prenatale del Burlo Garofolo di Trieste. “Si è visto inoltre che esiste anche una correlazione tra l’alterata attivazione del sistema nervoso autonomo, fondamentale nel controllo della funzionalità cardiaca, e il diabete in gravidanza”. (PO / SEGUE)