Trieste, 30 lug – Il ritmo cardiaco fetale sta dunque diventando un biomarcatore prezioso per ottenere informazioni predittive sullo sviluppo del sistema nervoso autonomo del bimbo. Il suo monitoraggio ante-partum ha molti vantaggi: non è invasivo, si può eseguire ambulatorialmente, è computerizzato e affidabile, e la sua importanza non si esaurisce con la nascita. E’ risaputo che lo stress materno in epoca prenatale si associa a disturbi del sonno, disturbi di attenzione e iperattività, nascita pretermine, basso peso alla nascita e altri. Ma una gestazione stressogena può indurre anche un particolare tipo di modifiche chiamate epigenetiche: sono modifiche ereditabili, che non alterano la sequenza del DNA bensì l’espressione dei geni, e che possono predisporre una persona a malattie, o alterarne le risposte a fattori diversi nel corso dell’esistenza. Aggiunge Stampalija: “Le modifiche epigenetiche diventano evidenti con la crescita e stanno alla base della cosiddetta teoria dell’origine fetale delle patologie dell’adulto. Oggi sappiamo che tali modifiche si possono addirittura trasmettere tra generazioni successive: diversi studi hanno dimostrato come lo stress vissuto dalle vittime dell’Olocausto abbia determinato (nei genitori) alterazioni epigenetiche che poi sono comparse anche nei figli, che pure l’Olocausto non lo avevano vissuto direttamente”. Altre modifiche epigenetiche stress-correlate riguardano piccole molecole chiamate micro RNA (miRNA), che regolano il modo in cui i geni sono espressi influenzando, per esempio, la proliferazione cellulare e il metabolismo dei lipidi. Il Burlo Garofolo di Trieste sarà dunque, tra i partner dello studio, quello che selezionerà gruppi di gestanti a basso e alto rischio di stress per seguirne i feti durante la gestazione – in particolare nel terzo trimestre di gravidanza – e poi nei primi anni di vita. (PO / red)