Paludi (Cosenza), 3 ago– Il secondo linguaggio utilizzato è quello delle parole e delle idee, con dibattiti e confronto tra ricercatori calabresi ormai radicati in università lontane dalla propria terra, italiane e estere che per il Festival delle Spartenze sono stati coinvolti nel “I raduno dei ricercatori calabresi nel mondo”. Ma anche confronto tra istituzioni e studiosi che, con le loro testimonianze, hanno sottolineato la necessità di restituire ai borghi abbandonati ciò che hanno perso con l’emigrazione e l’opportunità di valorizzare chi ha deciso di investire nella propria terra ed è restato, in uno scenario che, secondo le ultime stime Svimez, nei prossimi 50 anni perderà 5 milioni di abitanti solo al Sud Italia. Vito Teti, antropologo e docente all’Università della Calabria, personalità a cui l’associazione Assud e il direttore del Festival Giuseppe Sommario, hanno premiato con il Premio Spartenze 2018, ha commentato: “Le “spartenze” devono essere viste non solo come una negatività, ma come un’occasione di riconciliazione tra mondi che si sono separati per fenomeni emigratori, e che possono essere recuperati, almeno a livello antropologico, con le nuove generazioni creando una continuità tra il prima e il dopo, per un nuovo senso di appartenenza contestualizzato nell’oggi”. Presenti alle due serate, tra gli altri, Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Giudiceandrea, Consigliere Regione Calabria, la ricercatrice calabrese della University College of London Maria Maiarù, Giovanna Giordano, presidente Comites di Montreal. (BIG ITALY / PO / red)