Roma, 6 ago – !Che cosa resta di Marcinelle, a oltre settant’anni di distanza, del sacrificio di tante vite; di quelle ansimanti e lunghissime ora d’attesa davanti ai cancelli della miniera; dei lunghi sospiri e preghiere di speranza di moglie ansiose, di figli imprecanti a figure sacre; di dialetti e di lingue diverse che traducevano domande e risposte attraverso la cupa tristezza degli occhi; di quella profondità di sentimenti e di progetti di giovani famiglie infranti dalla forza della natura; di quello spirito operaio di lavoratori originari di diversi paesi europei, ritenuti a ragione precursori dell’integrazione europea; dell’assenza delle istituzioni italiane impreparate a gestire l’emergenza di quel deal realizzato con il Belgio: scambio forza lavoro / materie prime, che successivamente avrebbe contribuito a far da volano al boom economico della Penisola?” si chiede Schiavone. “Il baratto lavoro-carbone tra il nostro Paese e il Belgio contribuì a far progredire i due paesi e a creare sviluppo, innovazione e istituire diritti sociali, indispensabili a modernizzare quelle società messe in ginocchio dal secondo conflitto mondiale”. “A cosa è servita la tragedia di Marcinelle e delle tante, troppe disavventure successe all’estero e in Italia, che hanno profondamente segnato le sorti del nostro Paese? – si chiede ancora il segretario de Cgie- E’ opportuno riflettere sul tema del lavoro, sugli aspetti umani e sociali succeduti a tali disgrazie. Pensare a come sarà il lavoro domani e come potremmo renderlo più giusto, equo e qualificante?. Come tutelarlo e garantirlo dalle circostanze di nascita, di famiglia, di cultura, di luoghi che ne condizionano la fruibilità?. Oggi, come allora, non si esce dalla crisi allargando le maglie dell’emigrazione, senza affrontare la questione di un nuovo modello sociale, senza regolare un diverso rapporto tra società, economia e politica, senza dar voce alla nuova umanità”. (SEGUE)