Roma, 6 ago – “Ero completamente scioccato quando ho visto cosa rimaneva della mia abitazione e della mia città. Ci è voluto tanto lavoro ma ora siamo finalmente a casa!”. Con le lacrime agli occhi il cristiano Musa, 60 anni cristiano, racconta ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata) il primo giorno in cui è tornato a Qaraqosh, 4 anni fa. Costretto a fuggire assieme alla sua famiglia nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2014, l’uomo è tra i 25.650 cristiani che hanno fatto ritorno nella cittadina simbolo della Cristianità in Iraq, oltre il 46% di quanti vi vivevano prima dell’arrivo dello Stato Islamico. A quattro anni esatti dall’invasione da parte di Isis della Piana di Ninive, che costrinse oltre 125mila cristiani a fuggire, il piano di ricostruzione di ACS ha favorito il ritorno di ben 8.815 famiglie cristiane nella Piana, il 44,6% di quante ne erano presenti nel 2014. “È passato meno di un anno ormai da quando ci siamo impegnati in questo ambizioso Piano Marshall – spiega il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro –. La generosità dei nostri benefattori è stata straordinaria e ci ha permesso di ricostruire o restaurare 4.765 delle 13.555 abitazioni distrutte o danneggiate da Isis, ovvero il 35,2% degli edifici. Il sorprendente risultato finora raggiunto ci sprona ancor più ad andare avanti. Ci sono tante famiglie cristiane che vogliono tornare a Ninive e noi li aiuteremo affinché il Cristianesimo possa rimanere in Iraq”. Sono migliaia infatti le famiglie che attendono di tornare a casa e in occasione del tragico anniversario del 6 agosto, ACS-Italia lancia una nuova campagna di raccolta fondi. (SEGUE)