Roma, 7 ago – Cosa ne pensa del decreto dignità?
“Bisognerà attendere l’inizio del mese di settembre per comprendere quale sarà realmente la portata del decreto Dignità, convertito in legge proprio in questi giorni con i voti della maggioranza che per altro non ha tenuto conto dei numerosi emendamenti migliorativi proposti dagli altri parlamentari”.
Per una settimana è stato in missione in Calabria. Che rapporti ha con la sua terra?
“Il rapporto tra me e la Calabria è identico a quello di una madre con il proprio figlio. Il cordone ombelicale, pur se tagliato da un’ostetrica, resta vitale e in modo eterno a ricordare un legame indissolubile. La Calabria è una terra meravigliosa che però necessita di essere rilanciata, rivalutata. Tra i calabresi si avverte un forte bisogno di rinnovamento e cambiamento radicale, che ponga termine a una fuga che è diventata inarrestabile. Giovani e interi nuclei famigliari hanno ripreso la via dell’emigrazione come non avveniva dagli anni 50-60; e secondo le stime di autorevoli istituti, lo spopolamento delle aree interne e la mancanza di lavoro e servizi porterà nei prossimi 50 anni ad un calo demografico di un quarto della popolazione residente. La Calabria ha bisogno di riforme, istituzionali, strutturali, sociali che ridisegnino il modello sociale, di sviluppo. Non è più rinviabile una riforma della partecipazione pubblica finalizzata sia a eliminare gli sprechi che in questi anni, spesse volte, sono sfociati in inchieste giudiziarie da parte delle Procure calabresi, sia a rilanciare le stesse come strumento di sviluppo regionale e di crescita sociale, economica ed occupazionale. Occorre un piano straordinario di sviluppo e lavoro che metta in connessione le opportunità derivanti dai diversi strumenti di programmazione. In questo senso il mio sogno è quello di convincere i miei colleghi politici della necessità inderogabile di aprire un ponte di investimenti tra L’Italia e l’Argentina, proprio per far crescere le nostre due Nazioni. Siamo ancora in tempo per diventare avanguardia culturale ed economica da contrapporre alle più forti economie mondiali”. (SEGUE)
