Roma, 8 ago – “Bisogna separare posizioni euroscettiche sul piano accademico, come quelle di Bagnai, con il fatto che la linea ufficiale del governo non mette in alcun modo in discussione la nostra permanenza nell’euro. E da quando il governo si è costituito non ho più visto dichiarazioni in quella direzione. Poi la fama che circonda alcune persone è spesso distante dalla realtà: il ministro Savona, per esempio, sul rispetto dei vincoli di finanza pubblica è ancora più rigido di me. il problema non è questo: per aumentare la fiducia dei mercati bisogna dimostrare di saper crescere”. Lo dice il ministro dell’Economia Giovanni Tria in una intervista al Sole 24 Ore e aggiunge: “Stiamo studiando un grande piano per mobilitare tutte le risorse esistenti già nel bilancio pubblico, ma sono incagliate per una delle tante cause possibili – prosegue Tria -. Spesso vengo a sapere per caso, nel corso di diversi incontri, che ci sono investimenti bloccati per esempio in grandi enti previdenziali perché mancano i progetti, non le risorse. Oppure che al ministero della Giustizia era bloccato il piano carceri, realizzato con Cassa depositi e prestiti, che abbiamo ora riattivato. Serve quindi prima di tutto un monitoraggio centrale e puntuale per capire, di ogni programma, a che punto è e quale causa lo blocca. Ma questo ovviamente non basta”. “Negli ultimi anni – spiega il ministro dell’Economia – nelle amministrazioni è scomparsa per varie ragioni la capacità di progettazione, che è la precondizione essenziale per attivare gli investimenti. Soprattutto gli enti locali non hanno più le competenze, e occorre ricostruire una struttura che rappresenti una sorta di versione aggiornata del Genio Civile, e sia in grado di fornire progetti definitivi agli enti che devono costruire o ristrutturare case, scuole oppure ospedali. Progetti evanescenti alimentano anche la paura della firma, perché avallare spese in base a una progettazione zoppicante è rischioso. Ma su questo piano è essenziale anche una forte opera di semplificazione delle norme: a settembre faremo un primo intervento sul Codice appalti, in vista di una successiva revisione generale”. (Red)