Roma, 8 ago – Grazie alle riprese del VLT Survey Telescope (VST) dell’ESO in Cile con il rivelatore OmegaCAM, che si trova nel cuore del telescopio, un team internazionale di astronomi guidato da Marilena Spavone, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Napoli, ha ottenuto immagini molto dettagliate di un numeroso gruppo di galassie ellittiche. Una di queste è NGC 5018, che si trova nella costellazione della Vergine: a prima vista potrebbe sembrare solo una macchia indistinta, ma esaminandola con più attenzione mostra una tenue striscia di stelle e gas – quella che viene definita una ‘coda mareale’ – che fuoriesce dalla galassia. Queste deboli strutture galattiche, come code mareali e filamenti di stelle, sono segni caratteristici delle interazioni tra le galassie, e forniscono indizi essenziali sulla struttura e sulla dinamica delle galassie primordiali. Sebbene il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO possa osservare oggetti astronomici molto deboli in grande dettaglio, quando gli astronomi vogliono capire come si è formata l’enorme varietà di galassie presenti nell’Universo, devono usare un diverso tipo di telescopio con un campo di vista più ampio. E il VST è proprio lo strumento adatto a questa sfida. Il VST è il risultato di una joint venture tra l’ESO, che gestisce la facility, e l’INAF di Napoli, che ha prodotto il telescopio con la collaborazione degli osservatori di Padova e Arcetri, sempre dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Il VST è stato progettato per fornire agli astronomi mappature dettagliate del cielo dell’emisfero Sud. (PO / SEGUE)