Roma, 23 ago – I responsabili di questa situazione? “Mancata programmazione, progetti scarsi, incapacità o ignoranza di molti amministratori, eccesso di burocrazia, norme complicate da attuare – spiega l’esperto -. E un coordinamento che, invece di fare da cinghia di trasmissione fra enti locali e Bruxelles, non funziona. Mi limito a una semplice constatazione: al quarto anno di programmazione 2000-2006 l’Italia aveva speso il 16 per cento dei fondi europei a sua disposizione, al quarto anno del periodo 2007-2013 aveva speso appena il 7 per cento. Per questo, si corre ai ripari e nasce l’Agenzia di coesione: ben 180 dipendenti e quasi altrettanti consulenti esterni. Ma ora, nel quarto anno dei fondi 2014-2020, la spesa è scesa al 5 per cento”. Fa quindi i conti sui fondi Ue disponibili per i trasporti in Italia, arrivando ad una cifra di oltre 20 miliardi di euro: “Dei 76 miliardi di euro disponibili per l’Italia nel 2014-2020, per i trasporti ci sono 1,8 miliardi di euro dal Fesr che salgono ad almeno 2,5 miliardi con il Cef (fra questi, 450 milioni per la Torino-Lione e 450 milioni per il tunnel del Brennero). Poi, abbiamo 17,86 miliardi dal fondo di sviluppo e coesione utilizzabili per infrastrutture. Infine, va verificato quanto dei 9 miliardi ‘salvati’ dal periodo 2007-2013 può essere usato per i trasporti”. (red)