Roma, 23 ago – “Il termine exodus usato dal Financial Times mi sembra eccessivo, ma certo siamo di fronte a un fenomeno preoccupante: l’uscita netta di investimenti di portafoglio dall’Italia ha raggiunto un ammontare molto elevato in pochissimi mesi, ed è tutto dovuto all’incertezza e alla preoccupazione sulle politiche economiche, e soprattutto di bilancio, dell’attuale governo”. Lorenzo Codogno, capo economista del Tesoro dal 2006 al 2015, oggi direttore a Londra del think-tank Macro Advisors, spiega in una intervista a Repubblica che “agosto è stato un mese di fuoco, con telefonate a raffica degli investitori internazionali che mi chiedono cosa succederà in Italia”. E cosa gli risponde? “Bisogna attendere settembre con la nota di aggiornamento al Def per valutare la situazione. Deve servire da monito quanto accaduto a fine maggio, quando lo spread in tre giorni salì di cento punti base nelle fasi più concitate della formazione del programma di governo, e poi l’aumento si è consolidato”, “per rassicurare gli investitori serve una ferma e incontrovertibile rassicurazione che l’Italia agirà secondo le regole, sia di Bruxelles che interne, senza fughe in avanti né misure prive di copertura. Quello che dice Tria ogni giorno salvo essere smentito il giorno dopo”. Sottolinea poi che “in maggio la fuga dei capitali, comprese azioni e altri asset, è stata di 34 miliardi, dei quali 23,5 titoli di Stato. L’esperienza insegna che la fuga degli investitori esteri, gli operatori detti ‘marginali’ perché liberi di scegliere dove investire, incide di più rispetto alle vendite domestiche sulla formazione dei prezzi. Per di più con la fine del Qe verranno meno gli acquisti di altri 3-4 miliardi al mese. Chi li compra? A tutto c’è un prezzo, e si troverà un punto di equilibrio ma il rischio è che i valori scendano ancora e i tassi salgano. Peraltro anche le famiglie italiane stanno lasciando i titoli di Stato per una forma di maturazione finanziaria: possiedono non più del 3,5%del debito, quando nel 2010 avevano oltre il 13%e nel ’99 il 25. È vero che parte degli acquisti rientra mediante i fondi ma il trend di riduzione è molto marcato”. (red)